Castello di Chambord

Dopo 108 km finalmente raggiungiamo il castello di Chambord, il maestoso colosso di pietra riflesso della magnificenza del principe, non legato all’esercizio del potere. Esso sorge nel cuore di una vasta foresta ricca di selvaggina, un territorio appartenuto un tempo ai conti di Blois, di quelli di Champagne e di Chatillon, a re Luigi XII e infine a Francesco I artefice della completa ristrutturazione dell’edificio.

Francesco I, grande protettore delle arti e delle scienze, affascinato dall’architettura rinascimentale, chiamò a se Leonardo da Vinci. Il sogno del re era quello di riuscire ad amalgamare gli elementi dello stile italiano con quelli della tradizione francese.

Nel 1519, per volere di Francesco I, il castello di caccia appartenuto ai conti Blois, venne demolito.  Al suo posto sorgerà uno dei più moderni e spettacolari castelli della Valle della Loira.

I documenti riguardanti lo svolgimento di questo immenso cantiere sono stati quasi interamente dispersi ma si sa per certo che alla progettazione del castello di Chambord contribuì Leonardo da Vinci, i grandi terrazzi e lo scalone a doppia elica ne rivela lo stile, e Domenico da Cortona che realizzò alcuni progetti e un modello ligneo dell’edificio.

Barbara Mapelli, Castello di Chambord, Francia
Barbara Mapelli, Castello di Chambord, Francia

Il mastio di pianta quadrata con quattro torri angolari armonizzati perfettamente con l’edificio, racchiude gli appartamenti principali, otto per piano.  Qui si svolgeva la principale vita sociale dei cortigiani.

Nel Cinquecento, la corte di Francia era ancora nomade e seguiva il sovrano nei suoi viaggi, trasportando con se anche mobili e arazzi che andavano a riempire gli appartamenti vuoti dei castelli. Presso la corte di Francesco I questo spostamento necessitava l’aiuto di circa 10.000 persone. Per un lungo periodo la dimora di Chambord rimase vuota e l’arredamento oggi visibile è frutto di acquisizioni e ricostruzioni recenti.

Francesco I disse che “una corte senza donne è come un anno senza primavera e una primavera senza rose”

Nel castello risiedevano solo le persone più importanti, le altre alloggiavano nelle città e nei villaggi dei dintorni. Francesco I, grande estimatore del fascino femminile, ammise 27 damigelle nella sua corte e molte altre nella casa della regina. Egli disse infatti che “una corte senza donne è come un anno senza primavera e una primavera senza rose”.

Addentrandosi nel castello il viaggiatore non potrà certo non notare la bellezza dello scalone a doppia rivoluzione, sorretto da otto pilastri decorati con motivi vegetali e animali riconducibili allo stile italiano e richiamanti l’estro del gotico fiorito. Grazie alla scala leonardesca è possibile accedere ai vari appartamenti del mastio.

Al pian terreno il visitatore potrà vedere a est la sale dei Soli, oggi riservata ai ricevimenti, in cui si può ammirare il bellissimo arazzo di Bruxelles del XVI secolo e diversi ritratti reali; a nord la sala di Francesco I, anch’essa destinata ai ricevimenti; le altre due stanze invece sono dedicate agli ultimi sovrani della dinastia.

Barbara Mapelli, Castello di Chambord, Francia
Barbara Mapelli, Castello di Chambord, Francia

Gli appartamenti reali sono situati al primo piano. Quella del re, collocata al centro della facciata principale, è fornito da due stanze aggiuntive le così dette anticamere, luogo in cui il cortigiano veniva ammesso prima di accedere alla camera del re.

Oltre alle spettacolari stufe in maiolica, fatte sistemare dal duca di Sassonia quando soggiornò per alcuni anni a Chambord, è possibile ammirare lo studiolo privato di stile rinascimentale italiano appartenuto a Francesco I e il soffitto cassettonato ornato con la effe (F), cifra reale, e la salamandra, emblema di Francesco I, accompagnate dal nodo dell’ordine della Cordelière, emblema della madre, Luisa di Savoia.

L’appartamento del Delfino, Luigi figlio di Luigi XIV, occupa il quartiere est ed ospita oggi il museo del duca di Bordeaux, conte di Chambord. Nella camera, diversi mobili importanti sono legati al rituale monarchico o della vita politica del conte: il letto da parata, il trono di legno dorato e il testo del manifesto del 5 luglio 1871, detto “della bandiera bianca”.

Francesco I ama la caccia e nel 1523, qualche anno dopo l’inizio del cantiere, decide di dotare l’edificio di un vasto parco per la caccia destinato a custodire e proteggere la selvaggina. Ne delimita lui stesso i confini e nel 1539, raggiunge una superficie di circa 2500 ettari. La folta vegetazione, costituita dalle specie più rare, ritma la bellezza di questo paesaggio e non è difficile imbattersi, nel calar della sera o nelle prime ore del mattino, in cervi e cinghiali che vivono in libertà.

Barbara Mapelli

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