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Il castello di Chambord

Carneval de Muja
Giugno 1, 2020

Prossima meta del nostro viaggio è il castello di Chambord, uno degli edifici rinascimentali più belli della valle della Loira.


Costeggiamo per un breve tratto il fiume Loira e imbocchiamo la strada verso il castello. Per alcuni istanti mi fermo a guardare la bellezza del fiume, il suo fluire attraverso la rigogliosa vegetazione. Procede lento il suo cammino per più di mille chilometri verso l’oceano e come il tempo, scorre senza fermarsi. La luce del sole si riflette sulla superficie increspata dell’acqua sprigionando uno scintillio di colori.


Osservo tutta la sua bellezza. È affascinate e selvaggia, lenta e impetuosa allo stesso tempo. Durante l’anno il suo aspetto cambia continuamente: passa da piccoli rigagnoli in estate, a impetuose piene invernali.

 

Torniamo sulla strada principale e passiamo per una paesaggio molto piacevole e suggestivo, dominato dalla vegetazione.


Questa regione è famosa non solo per la natura così ricca ma anche per i suoi vitigni che producono uno dei migliori vini del mondo. La diversità  dei territori della Valle della Loira offre una ampia selezione di vini bianchi secchi, dolci, liquorosi, rossi, novelli o invecchiati, rosé, frizzanti… Famosi per la loro leggerezza e il loro sapore tipico, questi vini possono accompagnare armoniosamente qualsiasi tipo di cucina.

 
 

Dopo 108 km raggiungiamo il castello di Chambord, il maestoso colosso di pietra riflesso della magnificenza del principe, non legato all’esercizio del potere. Esso sorge nel cuore di una vasta foresta ricca di selvaggina, un territorio appartenuto un tempo ai conti di Blois, di quelli di Champagne e di Chatillon, a re Luigi XII e infine a Francesco I artefice della completa ristrutturazione dell’edificio. Le proporzioni perfette e la sua maestosità segna l’inizio del Rinascimento francese, una perfetta simbiosi tra arte italiana e quella francese.


 
 

Francesco I, grande protettore delle arti e delle scienze, affascinato dall’architettura rinascimentale, aveva chiamato nella sua corte il genio rinascimentale Leonardo da Vinci come “primo pittore, architetto e ingegnere del re”. Il sogno del re era quello di riuscire ad amalgamare gli elementi dello stile italiano con quelli della tradizione francese.


Nel 1519, per volere di Francesco I, il castello di caccia appartenuto ai conti Blois, venne demolito. Al suo posto sorgerà uno dei più moderni e spettacolari castelli della Valle della Loira. Il re non lo considerava una residenza, ma il simbolo del suo potere. Durante il suo regno vi soggiornò solo cinquanta giorni.


I documenti riguardanti lo svolgimento di questo immenso cantiere sono stati quasi interamente dispersi, ma si sa per certo che alla progettazione del castello Chambord contribuì il genio rinascimentale Leonardo da Vinci (i grandi terrazzi e lo scalone a doppia elica ne rivela lo stile) e Domenico da Cortona che realizzò alcuni progetti e un modello ligneo dell’edificio.

 
 

Il mastio di pianta quadrata con quattro torri angolari armonizzati perfettamente con l’edificio, racchiude gli appartamenti principali, otto per piano. Qui si svolgeva la principale vita sociale dei cortigiani. Nel Cinquecento, la corte di Francia era ancora nomade e seguiva il sovrano nei suoi viaggi, trasportando con sé anche mobili e arazzi che andavano a riempire gli appartamenti vuoti dei castelli. Presso la corte di Francesco I questo spostamento necessitava l’aiuto di circa 10.000 persone. Per un lungo periodo la dimora di Chambord rimase vuota e l’arredamento oggi visibile è frutto di acquisizioni e ricostruzioni recenti.


Nel castello risiedevano solo le persone più importanti, le altre alloggiavano nelle città e nei villaggi dei dintorni. Francesco I, grande estimatore del fascino femminile, ammise 27 damigelle nella sua corte e molte altre nella casa della regina. Egli disse infatti che:


“Una corte senza donne è come un anno senza primavera e una primavera senza rose”.


Addentrandoci nel castello non possiamo certo non notare la bellezza dello scalone a doppia rivoluzione, sorretto da otto pilastri decorati con motivi vegetali e animali riconducibili allo stile italiano e richiamanti l’estro del gotico fiorito. Salendo la scala leonardesca si può accedere ai vari appartamenti del mastio.

 
 

Al pian terreno, nella zona a est c’è la sala dei Soli, oggi riservata ai ricevimenti. Notiamo il bellissimo arazzo di Bruxelles del XVI secolo e diversi ritratti reali. Ci dirigiamo a nord e troviamo la sala di Francesco I, anch’essa destinata ai ricevimenti. Le ultime due stanze invece sono dedicate agli ultimi sovrani della dinastia.


Gli appartamenti reali sono situati al primo piano. Quella del re, collocata al centro della facciata principale, è fornito da due stanze aggiuntive le così dette anticamere, luogo in cui il cortigiano veniva ammesso prima di accedere alla camera del re.


Oltre alle spettacolari stufe in maiolica, fatte sistemare dal duca di Sassonia quando soggiornò per alcuni anni a Chambord, è possibile ammirare lo studiolo privato di stile rinascimentale italiano appartenuto a Francesco I e il soffitto cassettonato ornato con la Fe, cifra reale, e la salamandra, emblema di Francesco I, accompagnate dal nodo dell’ordine della Cordelière, emblema della madre, Luisa di Savoia.


L’appartamento del Delfino, Luigi figlio di Luigi XIV, occupa il quartiere est ed ospita oggi il museo del duca di Bordeaux, conte di Chambord. L’arredamento della camere erano legati al rituale monarchico o alla vita politica del conte: il letto da parata, il trono di legno dorato e il testo del manifesto del 5 luglio 1871, detto “della bandiera bianca”.

 
 

Francesco I ama la caccia e nel 1523, qualche anno dopo l’inizio del cantiere, decise di dotare l’edificio di un vasto parco per la caccia destinato a custodire e proteggere la selvaggina. Con i suoi 5440 ettari circondati da 32 chilometri di mura, è il parco recintato più vasto d’Europa.


La folta vegetazione, costituita dalle specie più rare, ritma la bellezza di questo paesaggio e non è difficile imbattersi, nel calar della sera o nelle prime ore del mattino, in cervi e cinghiali che vivono in libertà.


Barbara Mapelli